La Manna una toccasana presente in Calabria fin dall’antichità

La MANNA che secondo la Bibbia

sarebbe piovuta dal cielo per salvare gli Ebrei nel deserto rimanda ad un fatto potenzialmente accadibile: e della MANNA comunque non ha parlato solo la Genesi ma molti autori antichi si sono soffermarti a parlarne, dal medico Galeno a Plinio il Vecchio.

Una volta in Calabria esistevano decine e decine di ettari di terreno arso e soleggiato che ospitano questi alberi di frassino secolari da cui i contadini ricavano questo prodotto appunto la manna.

Già all’età di 6-8 anni dalla pianta si puo’ estrarre il liquido,  Il frassinicoltore applica delle incisioni nella corteccia, e si accerta della maturazione dei frassini, tagliando un pezzetto di corteccia, se dalla ferita fuoriesce una goccia, la pianta è matura e viene praticata la prima incisione della stagione.
Le incisioni (‘ntacche), devono essere eseguite con energia, in modo da interessare l’intero spessore della corteccia fino all’alburno, per una lunghezza variabile dai 5 ai 10 cm, a partire da 5 cm dal suolo.
Quello che il frassinicoltore esegue è un rituale che si tramanda da secoli, sempre uguale. Egli pratica sul tronco e sui rami principali di ogni pianta, le nuove ‘ntacche ad una distanza di circa 2 cm dalle precedenti e leggermente inclinate per favorire lo scolo della manna.
Per l’incisione viene utilizzato un’apposito attrezzo (cutieddu mannaluoru o cutièddu â manna), una specie di roncola affilatissima ed appuntita.
Dalle incisioni praticate sgorga un liquido violaceo ed amaro che diventa dolce a contatto dell’aria e si rapprende velocemente formando un leggero strato cristallino biancastro: la manna.
In relazione all’inclinazione naturale del tronco o all’applicazione di appositi rilievi posti sulla corteccia, il liquido gocciolando forma una stalattite biancastra di varia lunghezza, il “cannòlo”, che costituisce la parte più pregiata della manna.
Quando la secrezione è abbondante o le condizioni climatiche solo tali da rallentarne la solidificazione lungo il tronco, il liquido scola fino a terra dove viene raccolto nel concavo “pale” di ficodindia, nelle rigide foglie di agave o in cocci di terracotta, dove lentamente avviene la cristallizzazione.

Si ottiene così, la cosiddetta “manna in sorte” o “manna di pala”  e la parte di linfa che si rapprende lungo il tronco costituisce invece la “manna in rottame”.

La MANNA è ancora frequentemente utilizzata in quanto contiene mannite (mannitolo), uno zucchero naturale dolce.

Il mannitolo conferisce alla manna proprietà lassative ma è anche un discreto emolliente ed espettorante da usare in tutti i casi di bronchite sciogliendo uno o due cucchiaini di mannite in poca acqua e miele o latte caldo in modo da bere il composto alla sera prima di andare a letto.

In passato veniva utilizzato come purgante e nella lotta al colera. Era altresì usata nelle infezioni, nelle malattie del petto e della gola.

Oggi, quelle condizioni favorevoli non esistono piu’ in Calabria, nemmeno tra le antiche culture contadine, ma trova una forte tradizione in Sicilia.